Il tango

“Gira nel vuoto la ruota dorata
di cavalli e leoni, e odo l’eco
dei vecchi tanghi di Arolas e Greco
che vidi già ballare nella strada.
In un istante che emerge isolato,
senza prima né poi, contro l’oblio
ed ha il sapore di ciò che è perduto
di quanto è stato perso e ritrovato
e l’uomo
fatto di polvere e di tempo dura
meno della leggera melodia
che è solo tempo. Il tango crea un confuso
irreale passato, forse vero,
un assurdo ricordo d’esser morto,
battendomi, a un cantone del sobborgo.”J. L. Borges

Borges nel 1951, foto di Grete Stern

“Perché il tango non è solo Piazzolla e Gardel, perché non si balla con la rosa in bocca, perché non è solo un ballo”. Sin dalle sue lontane e misteriose origini, il tango si distingue per la complessità e la profondità delle sue tre componenti fondamentali: la danza, le musiche, le letras.
La ricchezza e la varietà della musica e le sue contaminazioni con altri generi, sia colti sia popolari, trovano un paragone adeguato solo nel jazz nordamericano. L’improvvisazione dei passi, elemento distintivo del tango argentino, consente una straordinaria libertà di interpretazione, creando un rapporto tra musica e ballerini che non esiste in nessun altro ballo di coppia. Di singolare intensità sono anche i testi delle canzoni, spesso di alto valore lirico.
Nonostante tutte le implicazioni “colte”, il tango argentino non ha mai perso la sua vocazione popolare e si è imposto anche in Italia, grazie alla sua straordinaria diffusione nell’ultimo decennio, come una forma privilegiata di socializzazione e di incontro per tutte le età e classi sociali.